Il tardoantico. Il dio unico e i molti sovrani di Rene Pfeilschifter

E niente, prima di riprendere in mano i libri vecchi parto con uno nuovo.

Questo testo ( di taglio abbastanza divulgativo senza scendere nell ‘ Alberto Angelismo)  riporta , corredata di interpretazioni abbastanza originali ( o meglio bislacche) , la storia dell’ impero romano dai tempi di Teodosio fino all’ invasione araba.

 

Il testo inizia riportando l’ esempio di un vescovo del vi secolo  che , incaricato dall’ imperatore di sedare una ribellione delle truppe, le rabbonì raccontando di come Tito Manlio Torquato avesse condannato a morte il figlio; un racconto classicissimo , che però fece presa, a quanto pare, o che  per lo meno, non sfigurò in bocca al vescovo; questo dimostrerebbe la continuità ideologica tra l’ antica Roma repubblicana  e il tardoantico spinto. Viceversa secondo l’ autore l’ invasione araba , a seguito dei disastri giustinianei, spezzò il filo classico e catapultò l’ oriente romano nel medio evo. Secondo l’ autore gli arabi furono i primi popoli a rifiutare il ruolo egemonico dell’ impero .

Ora già qui partiamo con un bell’ insomma: la discontinuità riportata dall’ autore, in realtà, non fu netta; e alla autarchia ideologica degli arabi potremmo aggiungere, ad esempio, gli unni.

Lo spunto è comunque interessante: partiamo con Diocleziano!

Diocleziano o il fallimento del duro al potere 

Diocleziano fu un duro tutta la vita.

Prese il potere quando l’ imperatore Numeriano morì durante una campagna in Persia; quando aprirono le tende della lettiga l’ imepratore era già decomposto e pozzolente; le truppe decisero pertanto di eleggere subito per acclamazione un nuovo imperatore, un oscuro ufficiale di nome Diocle , che , come prima mossa, accusò il suocero dell’ imperatore di omicidio e gli spiccò la testa, per pulirsi la coscienza e liberarsi dai sospetti. E già qui comincia alla grande…

Iniziò subito facendo secco Carino, fratello di Numeriano, che vedeva il buon Diocle come un usurpatore; ed iniziò quindi a bastonare , con travolgente successo, tutti  i barbari e gli oppositori politici che trovò sulla sua strada.

Diocleziano era un duro e affrontarlo a muso duro voleva dire finir  male: Quadi, Marcomanni,Sarmati ed usurpatori  : fracassò le mucose a tutti.  Riuscì a combinare una pace stabile con i persiani.

E così, una volta rimesso a posto l’ impero e chiusa ( più o meno)  la crisi del 3° secolo,  potè dedicarsi alle proprie riforme, la maggioranza delle quali fallimentari.

I tetrarchi

a Diocleziano viene spesso rimproverato di aver diviso la sovranità istituendo quattro imperatori, due ” augusti ” maggiori, e due ” cesari ” minori. In realtà questa forma di condivisione del potere era in essere già da tempo, e funzionò alla grande finchè Diocleziano rimase al potere; egli aveva previsto un avvicendamento tra Cesari ed Augusti ed una  ” pensione ” per gli augusti dopo 20 anni di carriera, ma questo non avvenne mai con i suoi successori, perchè nessuno voleva mai mollare il potere, anche perchè era probabile che , una volta mollato il trono, il nuovo regnante si sarebbe vendicato o per lo meno avrebbe eliminato un possibile oppositore.

la divinizzazione del  potere imperiale

Diocleziano continuò la tradizione orientale di divinizzare l’ imperatore, per dare meno inneschi ad eventuali ribellioni. Nulla di nuovo sotto il sole, in realtà; l’ imperatore era sacro dai tempi di Augusto. Cambiano i modi, certo , ma non la sostanza, ed infatti le ribellioni andranno avanti , per lo meno fintanto che Costantino non frammenterà il potere dei provinciali .

La frammentazione del potere

Diocleziano aumentò il numero di province , dividendo il potere civile da quello militare, per disincentivare le ribellioni; ma le sue riforme restarono zoppe fino a Costantino.

l’ editto sui prezzi e le tasse

Ovviamente combattere costava, specialmente considerando che le guerre erano difensive e non c’era bottino; di conseguenza , le tasse erano altissime   e l’ economia già in crisi finì a quarantotto con l’ inflazione galoppante. A rimetterci erano principalmente coloro che venivano pagati con il soldo, ovvvero i militari, spina dorsale dell’ impero.

L’ editto sui prezzi, in realtà, on nacque per combattere l’inflazione tout court , ma per impedire che i commercianti alzassero i prezzi quando i militari erano in città; in ogni caso fu un fallimento perchè lo stato non aveva i mezzi per imporre il rispetto della legge.

Diocleziano ci andò giù decisamente duro con il cristianesimo, perchè lo ” stato nello stato ” che era la Chiesa si opponeva , secondo lui , alla propria politica autarchica, ma fallì malamente nel tentativo .

Diocleziano ebbe molte buone idee ma non riuscì ad implementarle a pieno; cosa che riuscì invece a Costantino. Fu comunque un duro , che riuscì a chiudere la crisi del 3° secolo una volta per sempre con lo strumento principe dei maschi alpha: a calci nel culo. Ma ben di peggio stava per arrivare.

 

Costantino

Uno dei quattro tetrarchi era Costanzo Cloro, padre di costantino; quando questi venne a mancare , il nuovo cesare sarebbe dovuto essere di nomina imperiale, ma Costantino, che non era abituato a lasciarla vinta a nessuno, si oppose. Visto che era molto popolare tra i soldati, esercitodotato m ed aveva pure le palle cubiche, nessuno osò fiatare; e così da subito la tetrarchia venne scardinata.

C’è da dire che Costantino fu l’ unico grande condottiero (assieme ad Alessandro Magno e Scipione l’ Africano)  a non essere MAI sconfitto. Mai.  Certo non conquistò granchè; le sue guerre furono  sempre difensive; ma nessuno riuscì mai a metterlo in scacco, ed anzi  egli fece sempre fuori tutti gli avversari senza guardare mai in faccia a nessuno.

Gli avversari di Costantino non erano imprrovvisati barbari piedi a banana , ma altri veterani imperiali

Tutto quello di buono che Diocleziano incominciò, Costantino lo portò a termine, migliorandolo.

 

Costantino era un vulcano d’idee di ogni genere , molte di esse rivoluzionarie e in linea con i problemi dell’ epoca. Nel lbro Costantino viene minimizzato ma non è esagerato dire che , tra tutti gli imperatori romani, Costantino fu probabilmente colui che influenzò più di tutti la storia dell’ umanità con la propria singola vita.

Basti pensare che senza Costantino  non ci sarebbe stata una chiesa romana imperiale, di conseguenza non si sarebbero romanizzati i barbari e quindi l’ Europa. Ora possiamo dire quel che ci pare del cristianesimo oggi ma l’ eredità della religione è ancora pesantissima nel nostro modo di pensare.

Senza Costantino l’ impero romano d’oriente sarebbe crollato , e probabilmente la stragtrande maggioranza dei testi classici ( greci e romani ) non sarebbero giunti fino a noi. L’ esistenza dell’ impero d’oriente inoltre  garantì in qualche modo all’ occidente disastrato un riferimento ideologico e culturale in ambito religioso , che poi avrebbe finito per ereditare ed evolvere, per lo meno per un paio di secoli , tempo necessario però per formare e consolidare le nuove strutture sociali .

 

In battaglia Costantino era audace ed intelligente , utilizzava stratagemmi e tattiche nuove per sorprendere gli avversari.

Ad esempio nella battaglia di Torino dovette affrontare il prefetto di Massenzio, dotato di cavalleria pesante; risolse la situazione lasciando le ali avanti per accogliere il ” cuneo” , aggirandolo in una nuova Canne, , e fornendo i fanti di mazze pesanti per spaccare le gambe ai cavalli. Era anche abile negli assedi, riuscendo con una abile manovra  e la divisione delle forze ad aggirare l’ Adige circondando Verona.

Una nota a margine della storia fu che i pretoriani si schierarono contro Costantino: il nostro imperatore preferito li ridusse a tocchetti, istituì la nuova guarda imperiale ( schola palatina) e dal giorno dopo addio pretoriani.

Anche per i re barbari non c’era storia: li sconfisse sempre tutti, utilizzandoli poi come cibarie per le bestie del circo.

 

Proseguì le riforme di Diocleziano , e nessuno osò fiatere o opporsi; divise il potere civile da quello militare, divise l’ esercito in Limitanei ( una specie di riserva nazionale statica mobilitato localmente  per le crisi ) e Comitatenses ( i ” cazzutissimi” della riserva mobile). La difesa di Costantino era quindi una difesa elastica in profondità, la più adeguata a rispondere ai barbari . Il prezzo da pagare era l’ incastellamento e il ridursi della libertà nelle regioni di frontiera… ma francamente era l’unica risposta giusta.

Decise infine di cavalcare il cristianesimo; indisse il concilio di Nicea dove , presiedendo , prese decisioni fondamentali per i cattolici; basti pensare che ogni riga del Credo  deriva d ascelte prese proprio durante quella assemblea.  Secondo alcuni fu una scelta di comodo perchè si battezzò solo prima di morire, ma in realtà alll’ epoca ci si battezzava sempre all’ ultimo minuto.

Ci andò giù duro anche con moglie e figli , uccidendo chi si opponeva in famiglia senza pensarci due volte.

Iniziò l’ edificazione di Costantinopoli che fu il fulcro della cultura occidentale per tutto il tardoantico e rimase un bastione della cultura occidentale per un millennio, e lasciò una eredità ideologica che poi fu accolta dai turchi.

Fu il primo ad unire le istituzioni romane con la cultura greca e la religione cristiana, le tre caratteristiche fondanti delll’ impero cosiddetto bizantino.

Niente male per un singolo uomo, specie uno che viene costantemente snobbato dalla cultura pop tradizionale.

I figli erano  uno più fuori di testa dell’ altro: Costantino , Costanzo e Costante.

A casa abbreviavano con Costa. Ma comunque.

I tre figli di Costantino non riuscivano ad andare d’ accordo., si fecero guerra da subito e alla fine vinse Costanzo dopo aver ammazzato gli altri due, parenti inclusi. Risparmiò soltanto Giuliano, suo nipote.

 

Giuliano il fuori di testa

La storia di Giuliano ha dell’ incredibile; considerato solo un pretendente di serie Z al trono , giunse invece alle vette del potere a causa della carenza di figli e delle lotte intestine all’ interno della famiglia regnante ( come Elisabetta 2° , peraltro).  Da subito cercò di opporsi al cristianesimo e , sebbene alla fine evidentemente risultò sconfitto,  il suo progetto aveva in realtà concrete possibilità di riuscita, se non fosse morto troppo presto. Il paganesimo infatti rimaneva forte nelle campagne ( tipicamente tradizionaliste ) e presso il senato ( ovvero i ricchissimi); due risorse non da poco se teniamo conto che la fede ortodossa è sopravvissuta pure a 50 anni di comunismo in Russia e che la religione cristiana finì per inglobare molte delle tradizioni religiose del paganesimo .

All’ epoca di Giuliano la principale area di crisi era il confine con i Sasanidi e il novello imperatore, dopo aver abilmente sconfitto vari barbari, partì in una spedizione contro i vicini ; questa campagna fu la sua campagna di Russia, ovvero una marcia trionfale seguita da una disastrosa ritirata durante la quale venne colpito a morte da una lancia sasanide .

 

Adrianopoli, Stilicone, Ezio e la fine dell’ occidente

questa me la lascio per due post successivi. L’ autore riporta alcune scemenze su Stilicone che non condivido ( leggete in fondo)

 

 

Giustiniano

Anche su Giustiniano scriverò a parte. Aggiungo solo qui che, all’ epoca, la riunificazione dell’ impero era tutt’altro che un progetto campato in aria ed essa fallì solo perchè le truppe mandate alla conquista dell’ Italia erano insufficienti a presidiare tutta l’ area conquistata; se  ci si fosse accontentati di obiettivi più limitati gli orientali avrebbero indubbiamente potuto contare su una base solida in Occidente e poi,  nei secoli successivi, avrebbero sicuramente potuto espandersi in occidente come fecero in Oriente grazie alla riforma dei temi.

Gli Arabi

L’ autore pone la fine del mondo antico in corrispondenza dell’ invasione araba in quanto gli arabi furono gli unici conquistatori che non volevano porsi come dominatori di un impero romano esistente, ma semplicemente creare qualcosa di nuovo. Io non sono d’accordo; secondo me il mondo antico finisce prima, con il regno di Giustiniano; sostanzialmente con la frattura tra occidente ed oriente le due metà europee prendono strade diverse . Questo accade prima dell’ invasione araba, ovvero avviene durante la precedente invasione Sasanide che mise talmente  a soqquadro l’ impero d’oriente da rendere necessario mollare l’ Ovest; di conseguenza  le due aree andarono per binari diversi, L’ espansione bizantina riprese poi nei secoli successivi ma la strada era già decisa .  Oltretutto anche gli Unni si ponevano come ” altro”:  il ruolo di ” subordinati ” dell’ impero era legata soltanto a rapporti di forza e non a sudsitanza psicologica.

L’ invasione araba semplicemente “chiuse” il Nordafrica all’ europa dell’ Ovest, ma a mio avviso questa chiusura fu più dovuta alla perdita tecnologica ed economica delle aree europee che altro.

Perchè crollò l’ impero romano?

Ma eccoci al punto fondamentale di ogni testo sul periodo : perchè crollò l’ impero romano  secondo l’ autore?

Ebbene la sua  ipotesi è che l’ Occidente crollò perchè.. era separato dall’ Oriente e il primo fautore di questa separazione fu Stilicone. L’ idea è veramente senza senso , e ne discuterò nell’ apposito post su Stilicone sul quale sto appunto leggendo in questi giorni.

Conclusioni

IL libro tutto sommato non è un granchè; molte idee originali ma poche di valide. Alcune ipotesi veramente bislacche. tratta tutto il periodo in modo superficiale. Se non sapete nulla di tardoantico, potreste leggerlo per avere un’ infarinatura ma ne uscireste poi con idee sballate; se invece lo conoscete già troverete poco di nuovo.

Riepilogo di ottobre – novembre

Eccoci alla fine di due mesi disastrosi. tra pioggia , frane, infiltrazioni, ritardi, progetti da presentare in fretta e rfuria per scadenze fiscali da rispettare… sono mezzo impazzito. Intendiamoci ho letto lo stesso un bel pò ma mettermi a scrivere  al PC alla sera dopo 12 ore di lavoro … no grazie. Adesso a quanto pare posso tirare il fiato, riassumo brevemente le mie letture:

una biografia di Ezio;

storia di Cartagine;

gli anni della luna, storia dell’ esplorazione spaziale e dei viaggi lunari;

un bellissimo testo sui successori di Alessando Magno, diadochi ed epigoni;

il grande libro della heroic fantasy.

ordunque mi appropinquo a recensirli tutti e quattro, in rapidità, più o meno.

E ora una piccola parentesi fantozziana.

A settembre sono  caduto malissimo correndo, aprendomi il ginocchio come una noce di cocco. Nulla di grave ma tutta la pelle nel raggio di 8-10 cm è partita… per un mese niente judo perchè continuava a staccarsi tutto.

Nel più bello che riprendo… randori e distorsione alla caviglia, e sono ancora in recupero !

Beh speriamo di rimetterci in carreggiata quanto prima. intanto in settimana arriva il post su Ezio!

Mese impossibile

Ai miei quattro lettori,  e forse anche a me stesso.

Lavoro senza sosta da un mese e mezzo, comprese nottate sabati e domeniche. NUlla di grave ma ogni tanto capita.

Ho gli articoli pronti , devo solo trovare  il tempo di terminarli: un articolo su Ezio l’ammazzaunni, uno su Cartagine e uno su Flight of the Eisenstein della serie Horus Heresy.  Domani e lunedì consegnerò le ultime due relazioni e poi intendo tornare a prendere fiato, ogni tanto,

Portiamo un pò di pazienza… anche perchè ho un progetto in mente , ve ne parlerò nei prossimi giorni !

E per ora torno alle mie relazioni di calcolo !

Quando gli alieni invasero la terra , antologia di Piergiorgio Nicolazzini

Dopo tanto penare sulla rivoluzione americana  torno a qualche testo più leggero giusto per cambiare .

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Ho letto questa bella antologia di racconti sulle invasioni aliene, raccolti da  Piergiorgio Nicolazzini, uscita nel ‘ 96, sicuramente sull’ onda lunga degli X files, indipendence day e tutto il resto.

I racconti all’ interno sono parecchio diversificati ed interessanti ed anche l’ introduzione dell’ antologista riassume bene i principali filoni sul tema.

Sostanzialmente, i racconti di invasione aliena possono riassumersi in due grandi filoni: invasione dall’ interno ( x-files) , dove i temi centrali sono c orrore e paranoia, tipici di un thriller,   e le invasioni dall’ esterno, dove i temi sono invece la violenza, lo scombussolamento , il casino tipici di ogni racconto di guerra.

Nei vari racconti a dire il vero si potrebbe tranquillamente sostituire l’ ” alieno ” con qualunque altra entità equivalente; ad esempio, nel racconto XXX, si potrebbe sostituire il virus alieno ad un virus terrestre che assume l’ autocoscienza; ne ” la cosa” , le cose dall’ altro mondo potrebbero anche essere di questo mondo, ma di epoche diverse ( come nelle ” montagne della follia”  di Lovecraft). Ma la presenza aliena polarizza subito gli schieramenti, rende tutto immediato e terrificante, perchè in fin dei conti lo sappiamo tutti che là fuori  nell’ immensità dell’ universo c’è  sicuramente qualcosa, anche se forse è talmente lontano che non lo vedremo mai.

Partiamo con un breve riassunto sui racconti.

“La cosa” di Campbell

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ecco da dove nasce l’ idea del film

Il re delle riviste di science fiction era anche un discreto novellista, e questo racconto in effetti è decisamente uno dei suoi più riusciti.

Conosciamo tutti il film di Carpenter, e questo raccontino ne crea la premessa: una spedizione nell’ antartico trova un corpo alieno ed una astronave aliena. Per aprire l’ astronave si utilizza esplosivo alla termite che la distrugge; di conseguenza gli scienziati riportano l’ unico corpo alieno rimasto nella base ed iniziano a scongelarlo; l’ alieno però non è morto ed inizia ad uccidere e sostituirsi ai membri della base: per risolvere la situazione , si trova l’ espediente di estrarre un provino di sangue ai possibili infetti; il provino , come tutte le entità possedute dall’ alieno, è dotato di autocoscienza e desiderio di conservazione , pertanto il sangue alieno sfugge ad una fiamma ossidrica che lo sollecita. E così accoppano gli alieni.

Il racconto non è male, i personaggi sono ( come al solito nei racconti dell’ epoca, e ancor di più in quelli di Campbell) totalmente piatti e privi di personalità, l’ idea è mezza copiata da Lovecraft, ma tutto sommato aggiunge la componente paranoica e si fa leggere.

” non avrai altro popolo” di Lester del Rey

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War.. war never changes. Il miglior racconto del libro.

Il secondo racconto ha per protagonista un prete passivo e disilluso , forte nella fede solo per abitudine,  che resta coinvolto in una invasione aliena di tipo militare; arrivano gli alieni con le astronavi lanciamissili egli ammazzano figlio, cane, moglie, nuora e amici, , alla stregua di Giona ; accetta tutto con rassegnazione, fin che scopre che gli alieni comunicano direttamente con Dio che vuole la distruzione dell’ umanità  .    Alla fine la situazione militare si ribalta, i terrestri iniziano a suonarle agli invasori e il prete torna nella propria parrocchia dove inizia a predicare … contro l’ Onnipotente. Un racconto sicuramente interessante anche perchè viene resa molto bene l’ atmosfera di casino degli sfollati a seguito  di un conflitto.

” gli alieni che sapevano proprio tutto ” , Effinger, 1984.

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sa tutto lui!

Questo racconto è veramente godibile : arrivano gli alieni sulla terra con le astronavi e tutto , sono belli, disponibili, ci offrono di risolvere tutti i problemi del pianeta, dai viaggi stellari alla desertificazione alla fame nel mondo ai congiuntivi di Di Maio , senza pretendere nulla in cambio. Unico neo : sono antipatici da morire , hanno gusti assurdi che vogliono imporre con finta condiscendenza, nessuno li sopporta. Alla fine i terrestri schifati dagli alieni abbandonano pacificamente la terra pur di toglierseli dai coglioni risolvendo così tutti i problemi del pianeta:sovrappopolazione, guerre, inquinamento, fame. Ma non i congiuntivi.  Un racconto da far leggere a Greta e che a me è piaciuto molto.

 

Gli uomini della luna. 1925 , Burroghs.

Non sono riuscito a leggere il racconto di Burroghs  ( l’ autore di Tarzan e john carter) fino alla fine . Mi sono perso ed annoiato quasi subito e l’ ho saltato.Andiamo avanti.

Invasori , Kessel 1990.

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“voglio cocaina”.. parole ad effetto. Ma poi il racconto va in vacca

 

Un racconto bislacco, ambientato per metà ai tempi della conquista del Perù da parte di Pizarro, per metà in una Terra contemporanea invasa da alieni che vogliono impossessarsi dei beni terrestri svendendoci finti segreti tecnologici per comprarsi il pianeta. Alla fine l’ autore sostiene che la fantascienza sia come la cocaina: pura evasione. Un racconto pessimo se non per un passaggio : quando gli alieni sbarcano sulla terra, la prima frase che pronunciano è: ” vogliamo della cocaina”. Uno spunto molto interessante, ma che viene lasciato lì a metà. Insomma sicuramente dimenticabile.

Adesso non guardare, Knutter, 1948.

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sono tra noi

Il racconto , è ambientato in un bar; un tizio svalvolato cerca di convincere un giornalista che gli alieni sono tra noi, che ci dominano e ci controllano. Dopo aver cercato di mettere in dubbio il racconto del pazzo, il giornalista capisce che costui fa sul serio e gli mostra un rullino dove si vede chiaramente un alieno con tre occhi. Quando il giornalista si allontana, il tizio apre il terzo occhio.

Raccontino prevedibile ma gradevole.

 

La notte dell’ invasione, Waldrop, 1987.

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ecco come i confederati respongono l’ invasione

Ambientato nel sud degli Stati Uniti a fine ‘ 800,questo racconto ha come tema l’ invasione dei tripodi di Welles.. in uno sperduto paesino americano, dove uno sceriffo reduce della guerra di Secessione  .senza remore o pensieri , prende  a fucilate gli alieni fino a cacciarli a calci nel sedere dal proprio villaggio per tornare ad occuparsi dei ladri di frutta. da vero cow boy.

 

Coup de fodre, bedford-Brin, 1996.

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ed ecco come lo fanno i franciosi

Protagonista di questo racconto è Jules Verne che cerca di respingere i soliti tripodi utilizzando l’ elettricità e la torre Eiffel , che gli alieni vogliono utilizzare come antenna per telefonare alle aliene a casa. Il piano ha successo e gli alieni muoiono d’amore a Parigi. Il racconto è veramente divertente  , straripante di positivismo, sciovinismo francese, retrofuturismo e tutto il resto in chiave chiaramente ironica.

Vicini invadenti. shaw, 1970

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puccioso o terrificante? non lo sapremo mai

Gli alieni si sostituiscono ai moribondi creando cloni che sembrano integrarsi perfettamente con gli uomini. Iniziano sostituendo i medici , e di qui tutti coloro che stanno per morire. Il figlio del protagonista, dopo aver visto il clone della nonna creduta morta, si ammala mortalmente e viene sostituito dal medico di famiglia; alla fine il padre ammazza il medico ma non ha il coraggio di confessare alla moglie l’ amara verità, anche perchè, in fin dei conti , questi invasori non hanno fatto male a nessuno.. per ora.E sempre se sia vera la sentenza di morte gravante sui ” sostituiti”…

il guaritore , 1993 , Turzillo

Saltato  piè pari, scritto in modo irritante. Il protagonista è una specie di batterio alieno.

Ombre sui tetti, 1996, Cerosimo.

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ed ecco come li respingiamo noi

Nell’ italia del dopoguerra, un gruppo di ragazzini dà la caccia ad un alieno assassino di atti sui tetti di Genova, I toni sono quelli del tipico  racconto del nonno, con la variante extraterrestre; gli ET degli anni ‘ 50 in pratica, dove tutto era povero e l’ alieno era ostile.

Lo strano comportamento delle vespe,1994, Landis

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Sherlock Holmes contro gli Alien si deve improvvisare Jack lo squartatore. Le idee sono molto interessanti ma Holmes non deduce mai nulla, pertanto appare decisamente scialbo. L’ autore avrebbe dovuto forse leggere di più Doyle.

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il primo a cui rompono i maroni è sempre il presidente

 

Sono presenti anche altri racconti , che recensirò in seguito, alcuni mi sono piaciuti , altri meno.

Nel complesso l’ antologia non è male , mostra come la fantascienza si aspetti che l’uomo fronteggi gli alieni nel corso del 20° secolo; partiamo da un confronto senza esclusione di colpi tra uomini d’acciaio ed una bestia aliena vinto grazie alla scienza ed alla ragione, alla trasformazione dell’ invasione in commedia, alla parodia delle “vere” ed originali invasioni aliene dell’ 800.

Consiglio la lettura del testo. Ed ora torniamo alel letture serie sul tardo antico!

Rivoluzioni americane di Alan Taylor. Quando le rivoluzioni sembrano scritte da Matt Groening

Ed eccoci al nuovo mattone di storia! Un fantastico saggio sulla rivoluzione americana, o meglio sulle rivoluzioni americane, in quanto l’ autore sostiene a ragione che la rivoluzione non fu un fenomeno monolitico ma piuttosto sfaccettato, con molte forze in contrasto.

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Quel che più colpisce leggendo Rivoluzioni americane è il senso di grottesco che permea la maggioranza degli eventi , al punto che molti di essi sembrano presi decisamente dalle puntate dei Simpson; e probabilmente, visto il frequente richiamo ai padri fondatori e ai temi della rivoluzione nelle vecchie puntate della serie, Groening era perfettamente cosciente dell’ assurdità latente della rivoluzione.

Ora, partiamo con ordine. Ho una grandissima ammirazione per la democrazia americana, la più antica democrazia moderna, sorta certamente da un conflitto e come tale nata in mezzo alle tragedie; eppure gli aspetti grotteschi e ridicoli si sprecano.

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I motivi del contendere e le potenze in gioco 

le ragioni del conflitto nascono a seguito della Guerra dei sette anni, un sanguinoso conflitto dovuto ai casini interni al sacro romano impero che videro il sorgere della potenza prussiana grazie alle doti belliche di Federico Il Grande. La guerra dei sette anni fu un conflitto praticamente mondiale, insanguinò non solo l’ Europa ma anche tutte le colonie , tra cui l’ america; nel nuovo continente  si scontrarono francesi e  britannici  .

I francesi all’ epoca controllavano il nord del continente, avevano sotto il loro dominio un territorio enorme ma con una popolazione francofona estremamente ridotta, pertanto sfruttarono le tribù indiane contro i britannici.

I britannici , al contrario, mandarono parecchie truppe regolari per difendere le colonie ed ottennero la vittoria.

Alla fine, però, la pace finì per costare parecchio ai vincitori; i francesi , che avevano speso quatto lupini per la guerra, rinunciarono a molti territori di poco valore, razionalizzando i loro domini in nord america; gli inglesi invece, dopo aver speso un patrimonio, si trovarono a dover difendere un territorio immenso e  poco produttivo, peggiorando un quadro economico già messo in crisi dalla guerra.

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i francesi stanno sempre sui coglioni

Coloni, liberi contadini , elite coloniali,  regolatori, parlamento e re 

Chi furono i protagonisti della vicenda? eccoli elencati per sommi capi.

I coloni erano coloro che si spingevano ad ovest, oltre gli Appalachi, per insediarsi nelle terre libere. Che in realtà libere non erano , perchè  la corona era solita vendere a grandi latifondisti enormi pezzi di terreno , che questi poi rivendevano ai singoli agricoltori a prezzi gonfiati. Visto che la corona preferiva non permettere l’ occupazione di terre che avrebbero potuto causare guerre con i nativi che la corona non era in grado di affrontare ,l’ espansione dei coloni era frenata dalle autorità, ma moltissimi di loro se ne fottevano alla grande , prendevano pala e fucile e via ad occupare abusivamente i lotti migliori. Quando poi arrivava l’ espansione appoggiata dalla corona si generavano contrasti tra i ricchi possidenti , che possedevano i titoli per i terreni, e i coloni che ci vivevano abusivamente .

I contadini liberi erano i discendenti dei coloni di cui sopra e tutti coloro che possedevano un pezzo di terra abbastanza grande da far campare la famiglia. La crisi economica li aveva relativamente impoveriti e vedevano di conseguenza le nuove tasse come una forma di servitù.

le elites coloniali erano ” i buoni inglesi ” , bianchi, ricchi, acculturati  e protestanti, che formavano la crema della società ed erano incaricati di partecipare ai consigli dei coloni, delle specie di assemblee con poteri variabili ma comunque poco consistenti. insieme essi formavano un gruppo sociale compatto e divennero poi il nucleo delle nuove forze politiche indipendentiste.

i  ” regolatori ” erano un fenomeno assurdo tipico del periodo  e del luogo;erano dei cittadini comuni che avevano deciso che una legge o un provvedimento non fosse giusto per dei ” veri inglesi ” e di conseguenza agivano contro lo Stato per contrastare il provvedimento stesso; la tipica azione era quella di liberare con torce e forconi  i loro colleghi incarcerati, picchiare i latifondisti, e buttare il the nel mare.

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Il parlamento ed il re erano le entità sovrane in Inghilterra, si parlava infatti di ” king in parliament”; ma laddove gli inglesi vedevano nel parlamento un istituto che conservava la libertà, per i coloni esso non era altro che una associazione a delinquere, perché essi intendevano essere inglesi ma obbedendo solo d unicamente al re; si formava insomma quella solita questione per cui i  popolani insorgevano contro un parlamento che si poneva, secondo loro, contro il re.

 tasse, bellissime adorabili tasse pay-a3-tax-on-tea-paper-screw-that-revolution-2985934

Alla fine della guerra dei sette anni, le colonie americane rappresentavano il 40% del PIL dell’ impero britannico ma le tasse erano praticamente inesistenti.

il governo decise pertanto di inserire alcune moderate tassazioni, ad esempio le marche da bollo , o la tassa sul the.

I coloni la presero malissimo ed iniziarono ad insorgere, perché a loro modo di vedere tali costi avrebbero indebolito la libertà dei contadini; peccato che nel vecchio continente i loro colleghi inglesi se la passassero infinitamente peggio!

Al di là delle ideologie però, agli americani interessava soltanto comprare the a prezzo ridotto  e guadagnare sul commercio di the di contrabbando; quando il costo del the britannico si abbassò per una serie di fattori, i coloni lo comprarono senza indugi, dimostrando che anche i principi hanno un prezzo ed in genere abbastanza basso.

l’ ipocrisia della libertà  a senso unico : i ” negri”TheColorYellow (1).jpg

Utilizzo il termine ” negri” in questo paragrafo non in senso spregiativo ( ovviamente) ma perché l’ autore lo utilizza, e probabilmente , al di là della connotazione negativa , è pure più corretto da un punto di vista lessicale indicando un preciso gruppo di persone con specifiche caratteristiche somatiche. ” Neri ” indica spesso, in storia, gruppi politici o ideologici ed in effetti si può prestare a fraintendimenti. Ma comunque.

Durante la rivoluzione vi fu un dramma nel dramma, quello degli schiavi. necessari all’ economia di alcune colonie, dove rappresentavano l’80% della popolazione, dovevano svolgere lavori umilianti in condizioni bestiali e soggetti a malattie tropicali, specialmente nelle colonie più ricche. Il traffico di schiavi pertanto, che non fu mai fondamentale nella storia dell’ economia della  Gran Bretagna, divenne fondamentale nelle colonie ed in particolare nelle indie occidentali, le colonie più ricche e malsane.

Ci si trovò pertanto nella paradossale situazione che chi proclamava la libertà universale sostenesse la schiavitù , mentre i dittatori liberavano gli schiavi. Ad esempio accadde che uno schiavo americano riuscì a fuggire in Inghilterra e quando il padrone venne per riprenderselo fece appello al tribunale e venne considerato libero in quanto la schiavitù in Inghilterra non esisteva.

Alcuni americani mandarono i loro schiavi a manifestare con un cartello al collo, ” siamo schiavi come questi negri”, per rifiutare la tassa sul the.

Nelle colonie l’ identità razziale dei bianchi era tale per cui non potevano esistere negri ricchi ed influenti, a differenza delle colonie  spagnole dove questo invece era possibile e spesso in effetti accadde.

Quando iniziò la guerra quindi i rivoluzionari non vollero armare gli schiavi, mentre i britannici lo fecero, liberando spesso gli schiavi degli indipendentisti, pur senza abolire la schiavitù in toto per timore di essere abbandonati dai lealisti che contavano sugli schiavi tanto quanto i rivoluzionari.

Molti schiavi fuggirono nelle paludi e istituirono vere e proprie comunità di ” maroons”, ovvero di ribelli.

I nativi americani

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I nativi americani non si fanno una gran figura nella rivoluzione. Decisi a mantenere le loro terre, ma incapaci nel mettersi d’accordo, furono inevitabilmente respinti e cacciati, ma diciamo pure che questo fu dovuto a molte scelte politiche scellerate.

Anzitutto, gli indiani non avevano ne armi da fuoco ne cavalli, ; i primi gruppi indiani che ebbero armi e cavalli furono i comanche nelle grandi pianure, i quali iniziarono come rima cosa a scacciare e conquistare tutte le altre tribù native che erano privi di questi vantaggi, in particolar modo gli Apache che vennero spinti contro i coloni.

Spesso i capi indiani combattevano come mercenari per quella delle due fazioni che li pagava di più,  o meglio , saccheggiavano scegliendo la fazione che li pagava di meno.

Al momento del conflitto i nativi sarebbero stati abbastanza forti da ribaltare la situazione, se solo si fossero decisi. Una vittoria britannica sarebbe stato un grandissimo vantaggio per loro , anche solo per il fatto che gi inglesi non intendevano colonizzare l’ ovest; eppure non capirono che la loro esistenza come entità politica si giocava in questo conflitto e si persero in guerre intestine , saccheggi e ruberie varie, per lo più da parte britannica.

Di conseguenza, i coloni svilupparono un vero odio per i nativi che poi ebbe tragiche conseguenze dopo la guerra.

Le parti in guerra 

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Sostanzialmente i due schieramenti erano così composti:

i patrioti ( americani) contavano sostanzialmente sulle milizie, truppe addestrate male ed armate peggio, ma abituate alla dura vita di frontiera e quindi in grado di resistere alle peggiori condizioni logistiche.Ricordo un romanzo ambientato all’ epoca: ” un’ armata di straccioni”; il titolo è indubbiamente calzante perché gli indipendentisti non avevano soldi, di conseguenza le loro  truppe non avevano armi , vestiti e cibario, morivano di fame freddo ed epidemie. Il morale era bassissimo, ma le condizioni di vita estreme della guerra portarono molta gente ad arruolarsi lo stesso per non morire di fame. Il problema più grave era costituito dal fatto che ogni anno la coscrizione scadeva e le truppe dovevano essere congedate, arruolate e ad addestrate di nuovo. I comandanti erano per lo più veterani delle guerre indiane che avevano militato sotto i britannici.

In soccorso arrivarono i francesi che mandarono parecchie truppe in America al punto che la mitica vittoria di Yorktown fu ottenuta da un esercito per la maggioranza francese; inoltre, rifornirono gli americani spendendo un patrimonio.

Gli spagnoli agirono indipendentemente dagli altri alleati perché nello stesso periodo ci fu una gravissima ribellione, ma riuscirono comunque ad erodere parte del dominio britannico nelle zone meridionali con campagne militari indipendenti e limitate. Il loro comandante poi per lo stress andò fuori di melone, si considerava reincarnazione di Montezuma e programmò di invadere l’ america organizzando una armata di scimmie. IL comandante dovette essere internato e l’ invasione s’arenò. E le scimmie ringraziano.

I britannici contavano sulle loro truppe regolari, soldati veterani , addestrati e ben armati, ma che non potevano essere facilmente sostituiti; si comportarono sempre benissimo nelle battaglie campali, ma come vedremo ebbero poche occasioni di sfruttare la loro superiorità.

A loro si affiancarono un corpo di  mercenari tedeschi che si distinsero per le brutalità  ( come il solito, grazie di esistere Germania) , e gli indiani che combattevano con i britannici perché pagavano meglio dei patrioti. Erano abili nella guerriglia e nei saccheggi , specialmente le tribù con fucili e cavalli.

L’ ideologia americana: il ” common sense ” di thomas paine

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I coloni compresero subito  che  senza qualche tipo di coordinazione sarebbe stato impossibile vincere la guerra, pertanto crearono il Congresso, nel quale confluirono tutte le elites coloniali. All’ inizio gli stessi coloni credevano poco inquanto facevano , non avevano chiara l’ idea politica per cui combattere ( monarchia o repubbblica? indipendenza o autonomia? unione o frammentazione degli stati? ) ,  litigavano e tiravano a campare. In quel periodo uscì un pamphlet chiamato ” common sense”, di Thomas paine. Egli sosteneva che la rivoluzione avrebbe avuto successo soltanto se repubblica, unitaria ed indipendentista; in questo modo non si sarebbe caduti preda di dittature, invasioni straniere o lotte intestine. Questo ideologismo populista, che tanto faceva ridere i membri del congresso, fu incredibilmente influente e trasformò la rivoluzione da una barzelletta da Simpson in un passo fondamentale per il progresso dell’ uomo.  Molti delegati del congresso quando scrissero la Costituzione pensavano che fosse un pezzo di carta contenente vuote chiacchiere, ma in realtà il potere di quelle idee fu fortissimo al punto che ancora oggi ne sentiamo il peso.

Le operazioni militari

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Qui il libro spiace dirlo  ma non fa il proprio mestiere. Le operazioni militari non sono riportate in ordine cronologico, non è chiaro cosa succede ogni singolo anno.

Riportando in poche righe l’ accaduto:

gli americani iniziarono attaccando da nord, in Canada, ma dopo una spinta iniziale fallirono miseramente l’ assedio di Quebec.

Washington riuscì a prendere Boston grazie a dei cannoni rubati ai britannici; questa città divenne il principale caposaldo ribelle. Nel frattempo i britannici inviarono rinforzi dalla madrepatria e li fecero sbarcare a New York; dopo una complessa operazione di sbarco , i britannici accerchiarono Washington e per poco non lo annientarono completamente, ma il generale americano riuscì a ritirarsi con le truppe parzialmente intatte; quindi la grande mela  divenne la base dei lealisti.

Washington era astuto e riusciva a colpire duro e sparire, come quando ad esempio attaccò Trenton nel giorno di Natale sbaragliandone le difese; dovette però abbandonare la piazza .

Nel 1777  un errore dovuto alla dispersione di forze britanniche garantì ai continentali una superiorià numerica locale tale da permettere id vincere anche in campo aperto a Saratoga, e questo portò i francesi ad entrare in guerra.

L’ entrata in guerra francese cambiò completamente le carte in tavola trasformando il conflitto da una guerra terrestre in un conflitto navale; all’ epoca la Gran Bretagna aveva dismesso buona parte del naviglio militare e dovette spendere un patrimonio per garantirsi di nuovo la superiorità navale, lasciando in secondo piano le truppe di terra.

Nel 1778 vi furono varie operazioni e battaglie ed apparve sempre più chiaro che gli americani, con l’ appoggio francese, erano in grado di combattere anche una guerra aperta oltre alla guerriglia; iniziarono anche operazioni di assedio, non sempre coronate da successo, ma riuscirono sempre a disimpegnarsi senza subire disastri.

I britannici pertanto cercarono di sfruttare maggiormente l’ aiuto indiano,  specialmente contro i coloni, ma tali operazioni sebbene sanguinose e crudeli da ambo le parti non riuscirono a sbloccare la situazione in nessun senso.

Si arrivò alla fine ad avere americani e francesi in vantaggio numerico rispetto ai britannici  osare un assedio alla roccaforte inglese di New York; gli inglesi contrattaccarono sbaragliando le difese di charleston , infliggendo un durissimo colpo agli alleati , ma il comandante in capo Clinton non fornì a Cornwallis le truppe necessarie per sfruttare le vittorie sul campo, lascinadole di guarnigione a New York e vanificando così le battaglie vinte.

Ci si ritrovò alla fine con un corpo di spedizione ( con un cospicuo nucleo francese)   ad assediare New York. Cornwallis venne mandato avanti  per respingere gli assedianti, dopo una prima vittoria però si strovò circondato ed in inferiorità numerica; Clinton, ancora una volta, si rifiutò di mandare truppe in riforzo e così Cornwallis venne sbaragliato e gli americani vinsero la guerra.

 

Perchè la Gran Bretagna perse la guerra?

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Come fece il più grande impero del mondo a ” perdere la guerra?” Beh, anzitutto … non la perse. Si deve tener conto che le colonie continentali erano le meno redditizie per l’ impero britannico; il grosso dei ricavati derivava dalle  indie occidentali, che rimasero in mano britannica ed anzi conobbero  un ampliamento a discapito dei francesi.

Inoltre durante questo periodo gli inglesi ampliarono i propri domini coloniali in tutto il resto del mondo, sempre a danno della Francia, dall’ india al sud est asiatico.

I britannici erano certi che , nel medio periodo, la repubblica  americana sarebbe collassata su sè stessa; e se questo non accadde fu , sostanzialmente, merito di Napoleone che concentrò tutte le forze dell’ Europa su sè stessa, lasciando agli americani il respiro necessario.

D’altro canto, i francesi uscirono economicamente distrutti dal conflitto, tant’è vero che le casse dello stato erano in rovina e il Luigi di turno dovette chiamare gli stati generali per alzare le imposte… e di qui arrivò la rivoluzione francese.

Al di là di questo, però , vi furono ovviamente molti errori da parte dei britannici.

L’ errore politico principale fu quello di unire gli scontenti, appoggiandosi agli schiavi ( pur senza perorarne troppo la causa ) e agli indiani; istintivamente gli americani in bilico andarono verso i rivoluzionari. Allo stesso modo, non tutelarono i lealisti e si trovarono politicamente isolati.

Un secondo errore fu quello di dividere le forze, lasciando il grosso dell’ esercito di guarnigione , combattendo in inferiorità numerica locale.

Infine, la guerra fu vinta da Washington che comprese meglio di tutti che la guerra sarebbe stata vinta con il logoramento , la guerriglia, la dispersione delle forze avversarie.  La conseguenza di questo modo di combattere fu il moltiplicarsi di saccheggi ed atrocità che sono tipici della guerriglia, ben riportati nel film ” il patriota” di Mel Gibson.  All’ epoca era frequente punire duramente chi si schierava dalla parte sbagliata, ed anche chi non si schierava visto che poi era facile impossessarsi dei suoi beni. In particolare il trattamento detto ” impeciatura”, che tutti conosciamo ( ricoprire un uomo di pece e piume) era particolarmente crudele perchè non solo umiliava la vittima , ma lasciava anche segni pesanti di ustioni e non era raro perdere le dita.

 

 

Cosa ci lascia la rivoluzione americana oggi?

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La rivoluzione americana è un fenomeno di cui si parla pochissimo; per noi rimane una infima ” guerra di bottegai”, per abbassare le tasse. Una specie di evasione fiscale armata  dei parrucconi . Per fortuna essa fu molto più di questo , fu la manifestazione di un desiderio di libertà , di autodeterminazione del popolo, priva della ferocia giacobina della rivoluzione francese, che culminò presto in una repressiva dittatura trasformando i lumi della ragione nei fuochi dei cannoni.

L’ america fu la prima , grande democrazia moderna , che non cadde mai nelle spire della dittatura, che seppe unire un intero continente , che fu un luogo accogliente per chiunque fuggisse dalle dittature ( monarchie) europee. Non subì frammentazioni o rivoluzioni ( esclusa la guerra di secessione), e con il passare degli anni garantì anche molti più diritti ai propri cittadini di tanti altri stati europei illuminati. Certo l’ America nel complesso ebbe anche grandi ombre rappresentate dalla bomba atomica sul Giappone, dalle armi da fuoco a scuola, dagli obesi dal Mc Donalds, dai droni bombardieri, dal consumismo sfrenato fino ad arrivare al  pessimo gusto del parrucchino di Trump .  Eppure senza la rivoluzione americana non vi sarebbe stata quella francese, e non vi sarebbero stati i semi della democrazia in Europa e non solo.  Pertanto , la prossima volta che Gronening ci farà ridere ( se ci riesce) con Gebediah Springfield, pensiamo sopra al prezioso dono che questi ribelli con le pezze al culo ci hanno lasciato, anche solo per non dover  pagare la tassa sul the.

 

 

Letture estive 1:Darksun; il Passaggio smeraldo di Troy Denning,

E si parte con la prima delle letture estive.

Mi sono trovato quest’ estate con l’ idea in testa di rileggermi tutti i vecchi supplementi di Darksun, ed in effetti… li ho letti tutti, incluso il primo romanzo della Pentalogia del Prisma, l’ unico ciclo tradotto in italiano.

Ora per i più digiuni, o per i più giovani: Darksun era una vecchia ambientazione fantasy per Advanced Dungeons & Dragons, nata durante la cosiddetta SIlver Age, ovvero quel periodo che va da metà degli anni ‘ 80 fino alla fine del millennio nel quale Dungeons And Dragons prese una nuova strada, con ambientazioni ed avventure sempre più ” narrative ” e sempre meno ” simulative”. In altri termini, dall’ uscita di Dragonlance in là la comunità di giocatori cominciò ad appassionarsi ai romanzi ed alle storie fantasy, e speravano di ricrearne spirito ed  eventi durante le loro partite. Si passa quindi dall’ incasinatissimo , brutale, improvvisato Old School ad una forma più ” letteraria ” di gioco, a personaggi caratterizzati con più dettagli, ad una via di mezzo tra il gioco di ruolo e la scrittura di una storia, legata a trame sempre più complesse preparate da master ed autori.

Dopo 15 anni ci si rese conto però che questo modo  di giocare era estremamente legnoso e noioso, la libera scelta ( caratteristica fondamentale del gioco di ruolo) andava a sparire e con essa il divertimento. Di conseguenza ci fu il fenomeno di ” return to the dungeon” dei primi anni ‘ 2000, durante i quali si arrivò ad una fusione dei due modi di giocare, con una netta preferenza per il primo. Ma andiamo con ordine.

Darksun fu una delle ambientazioni più riuscite di quel periodo , probabilmente proprio per il fatto che si prestava molto bene ad un gioco di tipo old school.

L’ ambientazione è un’ incrocio interessante di più classici della letteratura fantastica: John Carter di Marte ( il mondo morente), Dune ( per la presenza del deserto), Conan il barbaro ( per lo spirito da heroic fantasy), Gothique ( per la presenza di potentissimi necromanti e la componente horror) e la saga di Gilgamesh ( il tema dell’ immortalità).

Il risultato è un mondo desertico e postapocalittico nel qualela lotta per la sopravvivenza è durissima e solo i più forti sopravvivono. Le città sono in mano a re-stregoni, gli dei non esistono ma si venerano le forze elementali, la magia prosciuga la linfa vitale del mondo riducendo ulteriormente le risorse per vivere, tutti i personaggi e i mostri hanno poteri mentali. Schiavitù e cannibalismo su Athas sono la regola, ed anche uscire per comprare il pane finisce per essere un ‘ avventura.

Mi è piaciuto in particolare il concetto che la lotta per la sopravvivenza e per la supremazia siano i temi centrali, al contrario dei soliti triti e ritriti bene/male.

Ebbene dunque, dopo aver letto tutti i supplementi che riassumerò brevemente, mi sono sparato pure il primo della pentalogia del prisma.

E che dire? Che tutto sommato pur non essendo all’ altezza dell’ ambientazione , non si possa neppure definire pessimo.

La trama è molto semplice; l’ alleanza velata, una specie di società carbonara che vuole rovesciare i re stregoni, scopre che Kalak il re di Tyr sta tentando di trasformarsi in un drago immortale ed intende fermarlo coinvolgendo alcuni personaggi nel tentativo d’assassinio. Durante la trama, grazie anche al coinvolgimento ed  alle macchinazioni dei seguaci di Kalak che temono per la propria vita e si decidono a collaborare , i protagonisti recuperano il mcduffin necessario per uccidere il re e lo fanno fuori a due minuti dal 90°.

La trama è banalotta, come al solito i cattivi sono tanto potenti quanto idioti, circondati da fedelissimi che non vedono l’ ora di tradirli. Le falle sulla sicurezza sono imbarazzanti, non è previsto nessun tipo di piano B ed insomma alla fine i malvagi creano sempre quei fantastici carrozzoni parastatali anni ‘ 80 per cui è chiaro che  andrà tutto a finire malissimo  fin da subito.  Eppure qualcosa si salva.
I personaggi sono  abbastanza interessanti. Il migliore è indubbiamente Agis degli Asticles,  l’ unico personaggio che sembra dare ai concetti contemporanei di umanità e ambientalismo un minimo di peso, e si erge sugli altri più che altro grazie al contrasto. Agis è anche molto intelligente e non risulta mai stucchevole o scontato.

 

IL coprotagonista Rikus , un mul ( mezzo nano) gladiatore, fortissimo e brutale, risulta invece  loffio e senza mordente. Prova sempre a risolvere i problemi con la violenza ma soffre della sindrome di Worf, ovvero viene spesso sconfitto per mostrare la forza dei nemici.

Tithian, il templare traditore, è interessante: malvagio quando gli viene ordinato , sa mostrarsi giusto e ragionevole quando vuole salvarsi le chiappe. Intrigante e calcolatore, , mantiene la trama in bilico fino alla fine.

Consiglio la lettura? boh. Se siete proprio appassionati al mondo di Darksun, forse, altrimenti lasciate perdere.

E alla prossima, recensioni rapide dei vecchi supplementi Dark Sun che ho letto quest’estate!

 

 

 

Cixi, l’ ultima imperatrice mancese in Cina

Metto un attimo in pausa la storia del Judo per proseguire con un testo letto  al volo,  su suggerimento di mia moglie.

Il suggerimento consiste in questo:

” ho letto il libro di Cixi. Bellissimo . Te lo consiglio. “. ” Cosa stai leggendo? ah, interessante. Quasi come la biografia di Cixi”. ” Sai che ho letto la biografia di Cixi? Ah lo sai? beh uno come te dovrebbe proprio leggerla”. ” No, non ho visto il libro che hai perso, ma se vuoi c’è la biografia di Cixi”. E così alla fine mi sono deciso a leggere ” il libro di Cixi”.

Anzitutto, chi è l’ autrice e qual’ è il senso del libro?

Jung chang è una famosa  autrice cinese, potremmo definirla una specie di Coleen Mc cullogh in salsa orientale. LAddove da un lato la Mc cullogh , però , scriveva romanzi, Chang scrive bene o male saggi, di cui CIxi è ‘ ultimo esemplare. Ora dovete sapere che questa Cixi gode universalmente di pessima fama; lo scopo dell’ autrice, dopo lunghe ricerche e con l’ accesso a documentazione esclusiva, è ribaltare questa immagine; ce la farà? Andiamo a scoprirlo.

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Anzitutto chi era Cixi ?  Nota come l’ Imperatrice Vedova, era la donna che tirava le fila in Cina verso la fine del 19° secolo. Sebbene priva di mandati formali , faceva il bello e cattivo tempo alla corte dell’ imperatore, che era generalmente il primo pirla catapultato in un ruolo importantissimo senza alcuna preparazione, senza alcun rapporto con il mondo esterno e con una preparazione fuorviante.  Dico ” generalmente ” perchè tutti gli imperatori che si successero durante la lunga vita di Cixi finirono per comportarsi nello stesso modo.

Ma andiamo con ordine. Cixi nasce da una famiglia nobile in Cina nel 1835, fin da giovane ha modo di farsi notare per il buon senso e l’ intelligenza; appena ebbe l’ età diviene subito concubina imperiale.

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la vita degli imperatori era durissima!

Cixi era Mancese, ovvero originaria della Manciuria, e come tale faceva parte dell’ etnia che dominava la Cina durante la dinastia dei Manciù;  i mancesi erano una sparuta minoranza della popolazione , e mantenevano le proprie caratteristiche etniche grazie ad una specie di Apartheid che ricorda quella di Teodorico in Italia: agli Han, etnia più numerosa, erano garantiti diritti e posizioni importanti, ma i ” pezzi da 90 ” imperiali potevano essere solo mancesi.

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i Manciù sono considerati universalmente stronzi dai media, sia cinesi che occidentali, e sono spesso fonte di ” villains” per cinema e fumetti

Cixi non era  bella , ed essendo anche piuttosto intelligente, non era la preferita dell’ imperatore che le preferiva sciacquette attraenti ; la sua prima moglie, l’ imperatrice, era purtroppo sterile. Ma Cixi ebbe fortuna, rimase subito incinta dell’ imperatore e salì di rango la punto da essere considerata pari alla regale consorte. E quindi nell’ harem si generò una diarchia che durò parecchi anni.
Ora , l’ imperiale marito era, come vedremo spesso, una emerita testa di legno. Convinto che la Cina fosse per definizione il paese più forte ed importante del mondo, si oppose ad ogni possibile ingerenza straniera, e specialmente alle richieste franco britanniche di porti sicuri per il commercio. Il momento di massima crisi arrivò con le cosiddette ” guerre dell’ oppio”: i britannici producevano oppio in India e ricavavano ingenti somme dallo smercio in Cina, ma l’ imperatore volle mettere al bando la droga perchè rovinava la gente.  Da notare che molti britannici erano contrari allo ” spaccio di stato ” che era illegale pure nella madrepatria!

Chinese_Opium_smokersFuma che ti passa. Nel momento peggiore circa 1/3 dei cinesi era dipendente dall’ oppio

A seguito di alcuni violenti tumulti contro i residenti cristiani, Gran bretagna e Francia presero la palla al balzo e decisero di far mandar giù con la forza l’ oppio in Cina ed invasero il paese. L’ armata semi medievale cinese si quagliò come neve al sole,  gli alleati bombardarono porti e forti  e decisero , per rappresaglia .all’ esecuzione di alcuni diplomatici, di distruggere il palazzo d’estate, il più meraviglioso palazzo d’ oriente ( dopo averlo prima svaligiato di ogni possibile ricchezza, chiaramente). Il disastro fu totale, del meraviglioso palazzo rimasero solo rovine e ceneri; l’ imperatore era deciso a fronteggiare gli occidentali fino alla morte e si richiuse in un palazzo a nord molto freddo, dove morì poco dopo. Il paese nel frattempo era dilaniato dai tumulti e pezzi importanti erano in mano ai ribelli Taiping.

A questo punto il potere doveva finire in mano ad una specie di consiglio di reggenza scelto dal’ imperatore; il problema era che i reggenti seguivano òa  stessa linea politica fallimentare dell’ imperatore. Cixi decise , quindi, di rischiare il tutto per tutto , tentò un colpo di Stato assieme alla  prima moglie  dell’ imperatore  , e si posero ai vertici del potere come reggenti in nome del figlio, allontanando o facendo arrestare gli ex membri del consiglio di reggenza.

Nel colpo di stato si fece aiutare dal principe Gong, una specie di dandy smidollato,e dal principe Chun, suo cognato.

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il principe Gong era famoso perchè non riusciva mai a dire di no a nessuno, specialmente a Cixi

Cixi tentò subito di aprire il paese all’ occidente,ma  le sue azioni sebbene corrette  influenzarono sempre e soltanto  la corte e chi ruotava attorno,senza mai riuscire a smuovere il paese. Cominciò ad assumere consulenti stranieri, ai quali conferì importanti incarichi ( l’ addetto alle dogane , Harth, o Gordon il cinese che riformò l’ esercito), ma le riforme importanti trovavano costantemente blocchi ( ad esempio la ferrovia non si fece per questioni ” geomantiche” e  per non dissacrare i cimiteri).

Comunque queste semplici sostituzioni ebbero l’ effetto di un piccolo uragano e i cinesi riuscirono da un lato a schiacciare i ribelli e dall’ altro a rimpinguare i conti statali pagando anche i danni di guerra.

Cixi era il genere di persona che preferiva convincere che forzare, preferiva attendere che la gente capisse piuttosto che forzare la mano. Un’ atteggiamento indubbiamente lodevole, ma non adatto ai tempi duri che la Cina si trovava a vivere, e così passarono gli anni e venne il momento di passare lo scettro a suo figlio Tongzi,

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Cixi amava farsi fotografare dagli occidentali che ritoccavano le foto rimuovendo le rughe con l’ aerografo ( non in questa foto evidentemente!)

Ora il novello ( o meglio pivello) imperatore partì con tutti i migliori propositi, ma dopo breve tempo capì quale era il suo vero interesse: la gnocca, ma non quella dei palazzi delle concubine, quella delle donnacce da strada che l’ imperatore usciva alla sera per frequentare. E così oltre al sovrano iniziò ad andare a mignotte pure il paese.

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Ma vuoi mettere con l’harem?

Ma niente paura, ci pensa la mamma, e mentre il figlio si sollazzava tra i troioni la vedova imperatrice riprese in mano le redini del potere. Qui iniziarono però i problemi, perchè l’ eunuco favorito di Cixi, piccolo An, venne mandato fuori dal palazzo per un viaggio di piacere, ma il principe Chun lo mise a morte in quanto eunuco. Il libro riporta che Cixi fosse innamorata del Piccolo An, altre fonti riportano invece che Piccolo An altri non fosse che colui che riscuoteva le tangenti per Cixi, . Fattostà che il principe Chun gli fece tagliare la testa e da allora tra i due scorse cattivissimo sangue.

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in certi casi non è semplice la distinzione tra castrazione e decapitazione

 

Con il passare degli anni, l’ imperatore Tongzi si ammalò di qualche malanno venereo e morì; Cixi pensò di sostituirlo con il figlio del principe Chun, per il gusto di portargli via il figlio e vendicarsi. Sbattendosene evidentemente del rampollo lo lasciò in mano al suo principale avversario politico, un letterato confuciano che istruì il figlio ad essere il miglior imperatore possibile … nel medio evo. E così Guanxu crebbe totalmente scollato dalla realtà, perso nell’ equivalente cinese delle versioni di latino e nell’ indifferenza o odio verso l’ imperatrice vedova. Ed ovviamente poi accadde quel che doveva accadere: quando arrivò il momento della fine della reggenza, i due vennero ai ferri corti e Cixi, che non aveva mandati, ebbe la peggio e Guanxu cercò di fare a modo suo.

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altro esempio di difficile distinzione tra decapitazione e castrazione

Nel 1894 il GIappone, che a differenza della Cina si era veramente modernizzato, dichiarò guerra alla Cina, conquistò la Corea e pezzi di territorio cinese; la corte imperiale non trovò altra scappatoia che calare le braghe. I giapponesi lo sapevano benissimo grazie alla presenza di spie e pretesero condizioni di pace disastrose che Guanxu accettò perchè era un imbecille circondato da cretini.

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I giapponesi invece con la modernizzazione ci diedero dentro

IL neo imperatore si affidò  allora ad un certo Kang, una specie di demagogo da quattro soldi dotato di un fascino superficiale, convinto di essere la reincarnazione di Confucio. Egli cercò di convincere l’ imperatore ad allargare la base del consenso creando una specie di consiglio , al capo del quale voleva ovviamente porsi lui stesso . Cercarono anche di assassinare Cixi, ma la vecchia bestia venne informata del complotto e realizzò un secondo colpo di Stato ponendosi al vertice.

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un demagogo da quattro soldi dotato di fascino superficiale, dove l’ ho già sentito?

La situazione era complessa perchè la disastrosa sconfitta con il Giappone aveva reso chiaro al mondo che la Cina cadeva a pezzi e chiunque si fosse accomodato avrebbe avuto qualcosa, .

Germania, Francia ed Inghilterra avevano già inglobato importanti città cinesi; quando si fece avanti anche l’ Italia, Cixi capì che era un bluff e rifiutò le concessioni. L’ italia si ritirò dall’ oriente  con la coda tra le gambe e l’ impressione di essere stata fregata.

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e non fu l’ ultima volta

La situazione era insostenibile e Cixi ebbe la peggiore delle sue idee: utilizzare i ” boxer”, ovvero una specie di orda fanatica e nazionalista  di maestri di kung fu , contro gli occidentali. La guerra che seguì, se vogliamo chiamarla guerra, fu un disastro incredibile.

I Boxer erano convinti che il kung  fu funzionasse contro i fucili, e come riportano le fonti britanniche, ” i loro capi erano i più convinti di essere immuni alle armi da fuoco e quindi furono anche i primi a morire”. I boxer misero la Cina a ferro e fuoco, senza combinare militarmente nulla. Pechino venne occupata, Cixi e l’ imperatore fuggirono , e lo Stato cascava a pezzi. Per fortuna l’ occidente era rimasto più o meno intatto e  da l’ ripartì la sua azione politica.Dopo qualche tempo , gli occidentali iniziarono ad abbandonare la Cina e Cixi potè tornare sul trono , negli ultimi 10 pacifici anni di regno.

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alcuni non l’ hanno ancora capita

IN quegli anni la Cina conobbe una veloce modernizzazione, ma secondo me il merito non fu tanto di Cixi quanto del fatto che le città conquistate dagli alleati erano ormai state aperte al mondo e si erano abituate alla vita occidentale: amministrazione più efficiente, libertà di stampa eccetera.

Negli anni a seguire Cixi si aprì sempre di più all’ occidente, ebbe amiche occidentali, agevolò la libertà di stampa e l’ industria, ma senza il coraggio di tagliare con il passato.

Infatti, il problema principale rimaneva che il potere era sempre in mano ai mancesi e gli Han, complice anche la libertà di stampa iniziarono a soffiare sul fuoco. Quando Cixi stava per morire ,  fece prima di tutto avvelenare Guanxu e poi designò come erede la moglie dell’ imperatore che era una nota cretina pappamolle. L’ idea di Cixi secondo l’ autrice era che se il potere era in mano ad un incapace , esso sarebbe subito passato al popolo senza guerra civile. inoltre probabilmente pensava che se avesse designato una persona debole il suo reale successore, il tutore dell’ imperatore pu Yi ( quello del film di Bertolucci) , avrebbe potuto gestire più liberamente  la faccenda .

Ed ovviamente si bagliò. In Cina ci fu una effimera repubblica, ma a questa seguirono anni ed anni di guerre tra i repubblicani, i nazionalisti di Chiang Kai Shek e i comunisti di Mao .

 

Ed insomma, tiriamo le fila, cosa penso io di Cixi? Secondo me, lo dico chiaramente, fu molto abile nel gestire il potere ma una pessima statista, e per farlo la paragono ad uno dei più grandi statisti di sempre che fu Bismarck.

  1. Cixi lasciò il paese nel disastro totale, economicamente debole, con vicini pericolosi ( i giapponesi ) e senza un sistema di alleanze; Bismarck invece lasciò una Germania invincibile ed incastonata in un sistema di alleanze a prova di bomba,
  2. Cixi utilizzò i nazionalisti per combattere il nemico ma si fece travolgere dalla loro ferocia , e il paese fu messo a soqquadro; Bismarck utilizzò le forze nazionaliste per portare avanti i propri obiettivi , ma senza mai farsi comandare.
  3. Entrambi i paesi ebbero sviluppi industriali importanti , ma mentre l’economia tedesca era solida quella cinese era decisamente instabile.
  4. Bismarck non guardava in faccia a nessuno  , ed infatti l’ idea della Realpolitik nasce da lui . Cixi si faceva condizionare dal pensiero tradizionale cinese e dalle superstizioni  e questo rallentò lo sviluppo industriale ponendo la Cina indietro rispetto al principale avversario, il Giappone.
  5. IL più grande errore di Cixi fu quello di non saper crescere gli imperatori come prosecutori della sua politica. Bismarck non ebbe mai questa fortuna, Cixi la gettò al vento , crescendo due imperatori che si opponevano alla sua visione, anche in virtù dei precettori che Cixi aveva scelto per loro e che erano suoi avversari.
  6. La modernizzazione di Cixi non arrivò mai come un rullo compressore sulle tradizioni cinesi. In Giappone, invece , le spade vennero rese illegali nel 1877.

A chi fa notare che Cixi era una donna in uno stato maschilista, e senza mandato, faccio notare che , dopo le ribellioni e la guerra dei boxer , quando  il potere statale sarebbe collassato ovunque Cixi trovò sostegno ed obbedienza in tutte le provincie dove si rifugiò ed in seguito lo ritrovò anche nella capitale; segnale chiaro che il paese era nelle sue mani e che , se solo avesse voluto, avrebbe potuto attuare qualunque cosa le passasse per la testa; il che conferma la sua abilità nel rimanere sempre al vertice , e la sua scarsa forza innovatrice.

E con questo chiudo, Consiglio la lettura del testo anche se, secondo me, si devono tenere gli occhi aperti. Alla prossima !